I “Clown senza frontiere” e l’esperienza dei laboratori svolti al carcere di Bicocca

“In queste ore non sembra nemmeno di stare in carcere”
“Un bravo clown di corsia entra in punta di piedi e cerca di alleggerire ciò che lo circonda rispettando la sofferenza che incontra: è questo quello che cerchiamo di fare quando andiamo nelle corsie ospedaliere o nelle varie strutture in cui operiamo. Un clown in un carcere sembra l’inizio di una barzelletta ed effettivamente abbiamo riso tanto.”
Inizia così il racconto di “Clown senza Frontiere” l’associazione che, in collaborazione con il CSVE, entra abitualmente negli istituti penitenziari maschili minorili di Catania ed Acireale da circa 9 anni. Tante le attività realizzate nel corso degli anni: laboratori relazionali sulle emozioni, attività di lettura, di clownerie, partite di calcio.
“Inizialmente è sempre necessario rompere il ghiaccio – racconta Flavia Pennisi, volontaria dell’associazione - e poi mantenere alto l’interesse per le attività che proponiamo; sono “solo dei ragazzi” ma che rispetto ad altri hanno un bagaglio esperienziale diverso: spesso sono nati in povertà o in altre situazioni di svantaggio, molti hanno vissuto l’esperienza di genitori e parenti carcerati e alcuni sono anche già papà”.
La sfida vera del volontariato in carcere è dunque proprio quella di ricordare ai detenuti che c’è altro oltre quello che conoscono meglio, che possono cambiare rotta costruendo nuove strade, che una delle mille possibilità oltre le sbarre per vivere bene potrà fare al caso loro: chi lavora ogni giorno in carcere sa bene quanto possa essere complesso.
“Noi clown abbiamo una doppia carta da giocare: siamo una novità – continua Flavia Pennisi - e, soprattutto, abbiamo dalla nostra la più piccola maschera al mondo, il nostro naso rosso, che aiuta ad abbattere numerose barriere di diffidenza, sfiducia, rabbia e indifferenza. Vedere qualcuno con dei calzini spaiati, delle mutande come cappello e uno scopino per microfono non può non “distrarti” dalla quotidianità del carcere”.
“In queste ore non sembra nemmeno di stare in carcere” è questo il commento di Rocco, uno dei detenuti che ha partecipato agli incontri al carcere di Bicocca curati dall’associazione. La missione di portare un pizzico di leggerezza, promuovere le attività di volontariato e tirare fuori al contempo risorse e competenze dei detenuti è difficile da tradurre in parole, nello sguardo di chi vive queste esperienze “con il naso rosso” è pero una piccola grande certezza.